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Salute

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Etciù. Dallo starnuto alla sinusite

donna che starnutisce

Arriva all’improvviso, un fastidio al naso del quale non vediamo l'ora di liberarci e che alla fine termina con un'esplosione, a volte anche violenta: etciù! Stiamo parlando dello starnuto, ovviamente.

Autunno, inverno, primavera, estate. Non c'è stagione che venga risparmiata. Lui è sempre presente: zitto zitto, quatto quatto riesce sempre a farci fare smorfie imbarazzanti, storcere naso e bocca, terminando il tutto con un boato liberatorio.

Che sia antipatico e a volte rumoroso lo sappiamo bene. Però, vi siete mai chiesti che cos'è e soprattutto qual è il meccanismo biologico che si innesca quando parte uno starnuto?

Iniziamo rispondendo alla prima domanda. Lo starnuto viene definito un atto respiratorio riflesso, che consiste in un'emissione improvvisa e involontaria di aria attraverso il naso. Quello che buttiamo fuori è una massa d'aria proveniente dai polmoni, che viaggia a circa 150 km/h, composta in parte da aria e in parte da goccioline di muco. È sostanzialmente una reazione istintiva, una risposta automatica del nostro organismo a uno stimolo ben preciso. Esistono infatti specifici recettori all'interno delle nostre fosse nasali, del palato e della faringe che hanno la funzione di recepire "minacce" (polline, polvere o piccolissimi corpi estranei) che, se stimolati, inviano impulsi elettrici al nostro cervello: quest'ultimo elabora l'impulso e lo trasforma in starnuto.

In una certa misura, abbiamo quindi risposto alla seconda domanda: starnutiamo per liberarci da qualcosa che esiste al di fuori del nostro organismo e che in qualche modo lo minaccia: germi e altri corpi estranei. Ma non è tutto. Uno studio dell'Università della Pennsylvania a Philadelphia, guidato dal professor Noam A. Cohen del Department of Otorhinolaryngology - Head and Neck Surgery ha infatti scoperto che quando starnutiamo è come se spegnessimo e riaccendessimo il sistema biologico del naso, come una sorta di riavvio. La forza esercitata dalla pressione con la quale starnutiamo infatti, fa sì che "l'habitat nasale" si azzeri: liberandoci del muco, quindi, ripuliamo le nostre cavità nasali e in questo modo riattiviamo la funzione dei nostri amici recettori sempre pronti a scovare sostanze nocive e minacciose per il nostro organismo. Potremmo definire il nostro naso una sorta di aspirapolvere, un "folletto" alla ricerca di impurità e rischi da eliminare per mantenere sano e pulito il nostro corpo.

La scoperta di questo meccanismo è stata fondamentale per il team di studiosi dell'Università della Pennsylvania per il trattamento di una patologia che oggigiorno perseguita gran parte della popolazione (basti pensare che solo in Italia ne soffre l'8%): la sinusite. La sinusite è un’infiammazione che interessa i seni paranasali e che può presentarsi in forma acuta o cronica. In fase di infiammazione vi è un aumento della produzione di muco che avviene in concomitanza al restringimento degli osti (piccoli condotti che collegano i seni paranasali alla cavità nasale): tutto ciò ostacola il drenaggio del muco e fa sì che questo ristagni, favorendo lo sviluppo di microrganismi patogeni e di conseguenza la manifestazione di una vera e propria infezione. Ma torniamo allo studio.

Chi soffre di sinusite, pur starnutendo molto, fa una fatica enorme ad eliminare il muco. Questo ha portato i ricercatori a chiedersi come mai, nelle persone affette da questa patologia, lo starnuto "non funzioni", o meglio ancora non attivi il "riavvio" eliminando muco e microrganismi patogeni. Prendendo in prestito le parole di Cohen, dagli studi è emerso che " si può cercare di sviluppare nuove strategie per compensare la loro scarsa eliminazione del muco e migliorare la loro qualità della vita." È stato quindi fatto uno studio in laboratorio, sia su cellule nasali umane che animali, nel quale i ricercatori hanno creato uno "starnuto in vitro" soffiando su queste, per comprendere la reazione delle cellule stesse. Il risultato è stato il seguente: la risposta delle cellule di persone che soffrono di sinusite è diversa da quelle che non ne soffrono. Il passo successivo, ovviamente, è stato per Cohen chiedersi come riuscire a trovare un trattamento efficace, una terapia per trattare efficacemente i milioni di persone affette da sinusite cronica.

Come ha detto Cohen, "Se saremo in grado di trovare qualcosa che possa curare questa malattia, questo avrà un incredibile risvolto positivo".

Quindi forza e coraggio, amici di sinusite. La scienza avrà sicuramente la meglio!

Bibliografia: